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RESINE

Vedi anche BALSAMI, OLEORESINE, TREMENTINA, COLOFONIA, PECE, CATRAME.

Per 'resina' si intende una miscela di composti secondari, liposolubil (iinsolubili in acqua ma solubili in alcool, etere e cloroformio) volatili e non volatili, terpenoidici e/o fenolici che:
1. sono normalmente secreti in strutture specializzate interne o alla superficie della pianta
2. hanno un ruolo significativo nelle interazioni ecologiche della pianta
Sono di solito preformate e stoccate in strutture specializzate, ma in acuni casi possono essere prodotte ad hoc nella zona di lesione senza essere preformate.
Sono prodotte dalle piante sia spontaneamente sia a seguito di uno stress (ferita, attacco di patogeni).

Le resine terpeniche sono composte in media da 20-50 molecole differenti, con composizione (ed enzimologia) differente tra le resine preformate e quelle indotte da lesione.
La frazione volatile è generalmente dominata da molecole di mono- e sesquiterpeni con alcune forme ossigenate e raramente dei diterpeni. In particolare nelle conifere il 20-50% della resina è composta dalla frazione volatile, dominata da monoterpeni e con poche forme ossigenate.
La maggior parte dei monoterpeni nella resina sono prodotti direttamente da TPS e non vengono di solito modificati da altri enzimi. Il percorso biosintetico parte dal GDP, tramite l’azione di famiglie di sintasi monoterpeniche mono e multiprodotto.
La frazione non volatile è composta da acidi di- o triterpenici con alcuni alcoli, aldeidi, esteri e varie sostanze amorfe.
Nelle conifere la frazione non volatile (detta colofonia nei Pinus) è dominata da acidi diterpenici che si raggruppano in tre gruppi strutturali: abietano, pimarano (Pinaceae) e labdano (Cupressaceae).

La biosintesi degli acidi diterpenici a partire da GGDP passa per due passaggi principali (Keeling and Bohlmann, 2006b):
sintasi diterpeniche (nei plastidi) che ciclizzano GGDP a (+)-copalil difosfato, e poi ciclizzano questo intermedio a varie olefine diterpeniche di solito tricicliche.
ossidazione (a C18) in tre stadi da parte del P450 (nel RE) delle olefine ai corrispondenti acidi diterpenici.

Ruolo ecologico
Le funzioni ecologiche ipotizzate per le resine in genere è di:
1. difesa, con azione diretta su patogeni ed erbivori, indiretta tramite il richiamo di parassitoidi dei patogeni, di 2. intrappolamento dei nemici (ad esempio artropodi)
3. protezione meccanica delle foglie
ruolo nel ciclo dell’azoto nel terreno (impedirebbe la nitrificazione)
4. forse di fonte di energia per i microbi del suolo e marittimi (trasporto delle molecole dai corsi d’acqua fino ai mari).

Etnobotanica delle resine
Le resine sono uno dei prodotti di origine vegetale dall’utilizzo più antico. Dal 1500 a.C. sono state usate (in diverse preparazioni) per il rivestimento e la protezione dall’acqua del mare delle chiglie delle navi e di vari altri materiali marittimi, e sono state quindi fondamentali per lo sviluppo della navigazione ad ampio raggio e quindi delle rotte commerciali e dell’utilizzo delle navi a scopi militari.
Greci, Fenici e Romani hanno sempre usato resine e derivati per la navigazione. Non ci sono dati esatti sul periodo dei primi utilizzi; Teofrasto (referenza) descrive il metodo macedone per produrre il catrame dalle resine nel 300 a.C., ma è probabile che il metodo fosse già conosciuto da molto tempo prima, ad esempio dalla civiltà Minoica sviluppatasi a Creta nel 3000 a.C.
Da quel momento le resine non hanno più smesso di essere fondamentali per la navigazione, per lo meno fino all’abbandono del legno come materiale da costruzione delle navi. Anche quando la resina ed i derivati non sono più stati necessari nel campo marittimo, essi sono stati materiali industriali importantissimi, che hanno fatto la fortuna dei produttori di resina di pino nordamericani.
Le specie utilizzate principalmente nell’area Mediterranea erano sicuramente quelle del genere Pinus, anche se le Cupressaceae ed il Cedrus erano sicuramente una fonte secondaria.
Il primo metodo di trasformazione era sicuramente legato al metodo della pirolisi lenta ed in assenza di ossigeno necessaria per ottenere il carbone dal legno. E’ probabile che le popolazioni si resero conto che da questo processo si ottenevano altri due materiali oltre al carbone, ovvero il catrame (o pece nera) e la trementina da legno (tramite distillazione secca o distruttiva). Probabilmente questo nel tempo ha portato allo sviluppo di alambicchi che favorivano il processo di distillazione e quindi alla massimizzazione della resa di questi prodotti, oltre che all’utilizzo di preferenza del duramen del legno, che era particolarmente ricco in resina. Nell’antica Grecia i derivati da distillazione del legno di Pinus halapensis, P. nigra e P. brutia veniva usato per catrame navale, per l’illuminazione e per le cerimonie religiose o sacre. Nel 1o secolo a.C. Dioscoride parla del retzina, un vino addizionato di resina, utilizzato per problemi polmonari, di stomaco e di tosse. E’ probabile che la resina utilizzata per sigillare gli otri di vino passasse nel vino dandogli un sapore a cui i greci si abituarono fino a considerarlo una caratteristica desiderabile del vino. Nel 7o secolo a. C. la pece venne utilizzata a scopo militare, con il nome di aqua ardens
Quando l’importanza economica della trementina e di altri prodotti resinosi è diventata maggiore di quella del carbone, dalla distillazione distruttiva si è passati alla distillazione in corrente di vapore del legno, che portava a trementina di legno distillata e colofonia di legno. Un ulteriore sviluppo è stato quello della distillazione non del legno ma della resina indotta da lesioni. La distillazione della resina porta a trementina (o essenza di trementina se chiamiamo trementina la resina) e di colofonia.
Fino al 1935 la resina da lesione veniva distillata in acqua con caldaie di rame, per poi passare a caldaie in acciaio inox. In particolare la trementina veniva, e viene ancora in parte usata, nei solventi e detergenti (47%), nelle fragranze (63%) e nelle resine politerpeniche (17%), mentre la rosina si impiega negli adesivi, negli inchiostri, nell’industria della carta, nelle emulsioni gommose. (Langenheim 2003)
La trementina così ottenuta ha un contenuto molto elevato in alfa- e beta-pinene, usati per la produzione di olio di Pino sintetico (l’80% dell’olio di Pino sul mercato) (con conversione di alfa-pinene in alfa-terpineolo).
La specie più utilizzata negli USA (dove l’industria si è sviluppata maggiormente) è il Pinus palustris (che ha una resa molto elevata), mentre in Europa le specie più usate sono il P. halapensis (greci e romani), il P. sylvestris (nord Europa, specie a bassa resa ma molto distribuita), il P. pinaster in Francia (fin dal 100 a.C. si è sviluppata una grande industria che si è specializzata nell’utilizzo sostenibile con piantagioni di Pinus apposite per l’industria. In Spagna vennero utilizzate il P. pinaster, il P. halapensis ed il P. nigra sbsp. laricio. In Portogallo il P. pinaster ed il P. pinea.
In Germania ed Europa occidentale l’albero più comune per ottenere il catrame (detto catrame di Burgundy) e la trementina (detta trementina di Jura) era la Picea abies, albero con buona resa ma di ridotta distribuzione. Per ovviare a questo fatto venne tentato lo sfruttamento del P. sylvestris, a resa minore ma molto più comune. In Russia invece era il P. sylvestris ad essere l’albero di prima scelta. In Italia la trementina di Venezia (prodotta però nel Tirolo austriaco) era prodotta a partire dalla distillazione dell’oleoresina del Larix decidua.
In Cina si fa menzione dell’uso di P. massoniana in un testo del 5o secolo d.C., e del P. koraiensis in un testo del 1603. In Himalaya e quindi in India si utilizzava soprattutto Pinus roxburghii, anche se adesso si tenta lo sfruttamento del Pinus wallichiana
Si ha notizia dell’utilizzo delle resine da parte dei Maya dal 600 a.C. per incensi (Pinus, Liquidambar, Bursera) e a scopo genericamente rituale. La resina era vista come una sostanza sacra, simbolicamente legata al sangue e, come fonte di fumo, legata come ponte al mondo degli dei.

Usi generali
I medici eclettici usavano la resina in polvere sciolta in acqua (acqua catramata o catramosa) in caso di vaiolo ulcere e sifilide
La resina del Cedrus libani, ormai raro, veniva usata per blenorragia, bronchite e rash cutanei
La resina del Cupressus sempervirens è stata usata in profumeria, ed è importante per le note di tipo ambergris (ambra grigia) e labdano
Il Juniperus virginiana è stato usato dai nativi in caso di reumatismi infiammatori raffreddori, tramite inalazione di fumo e vapori.
Sono antisettiche e stimolanti della fagocitosi. Come collutori disinfettano la regione e causano una leucocitosi locale (Mirra). La Mirra è la oleo-gommo-resina tratta dalla Commiphora mol-mol, ed ha attività astringente (resine) ed antisettica (resina ed olio essenziale). Altre resine esercitano azione antiinfiammatoria: ad esempiola Calendula off. estratta al 90% e la oleo-resina mastice, estratta dalla Pistacia lentiscus, entrambe efficaci nelle infiammazioni gastrointestinali.
Le resine sono degli allergeni da contatto e possono causare ulcere orali e dermatiti da contatto.

Riassunto
Liposolubili
Miglior forma galenica: tinture con solvente intorno al 90% di alcol

Azioni
Antisettica
Astringente
Antinfiammatoria

Esempi
Boswellia spp. (Incenso)
Calendula officinalis
Commiphora gugul
Commiphora mol-mol (Mirra)
Copaifera spp.
Daemonorops spp. (Sangue di drago)
Ferula assa foetida
Grindelia camporum
Guaiacum spp (Guaiaco)
Ipomoea purga
Juniperus officinalis
Liquidamber orientalis
Myroxylon pereirae, balsamum (Balsamo del Peru)
Pinus spp (Pino)
Piper methysticum
Pistacia lentiscus (Lentisco)
Styrax spp (Storace)


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Marco Valussi
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