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Aloe gel

Aloe vera (L.) Burm. f.

Sat, 19 Apr 2008 12:02:53 +0200

Farmacologia

  • Antinfiammatoria

    Questa attività del gel dell'Aloe è stata oggetto di molti studi sia di laboratorio che clinici riguardanti sia l'assunzione orale che l'utilizzo locale (Davis et al 1989a; Davis et al 1991a; Davis et al 1991b). Nonostante alcuni autori suggeriscano che l'attività antiinfiammatoria del gel assunto oralmente dipenda in parte dalla minima presenza di antrachinoni, Davis e collaboratori (Davis et al 1989b) hanno mostrato che il gel decolorato (senza antrachinoni) è più attivo a questo riguardo di quanto lo sia il gel non trattato. Davis e Maro (Davis, Maro 1989) ipotizzano che una sostanza giberellino-simile sia responsabile per l'attività antiinfiammatoria dell'aloe. I meccanismi proposti sono molteplici: inibizione della conversione di istidina a istamina nei mastociti ad opera del lattato di magnesio (che inibisce la carbossilasi istidinica) (Klein, Penneys 1988); inibizione della COX da parte dei salicilati; inibizione di tromboxano B2 e prostaglandina F2a (Heggers et al 1979; Zachary et al 1987) e dei loro effetti (McCauley et al 1990); degradazione della bradichinina in vitro (Fujita et al 1979; Yagi et al 1987).

    Studi clinici
    In uno studio in doppio cieco, l'applicazione topica di un estratto di aloe (allo 0,5%) in una crema idrofilica é stato più efficace del placebo nel trattare la psoriasi (Syed et al 1996)

    In un altro studio clinico in doppio cieco controllato con placebo, una applicazione topica di una emulsione di aloe (30% estratto di Aloe) é stato un trattamento efficace per pazienti con dermatite seborroica (Vardy et al 1999)

    Il gel di Aloe é risultato di beneficio nel trattare ustioni parziali, se comparato al trattamento con olio di vaselina (Visuthikosol et al 1995).

  • Thu, 18 May 2006 12:56:16 +0200
  • Vulneraria

    A differenza di altri antinfiammatori, il gel è anche un vulnerario molto efficace che stimola la rigenerazione tessutale del connettivo ed i fibroblasti.
    Il processo cicatriziale è una risposta fondamentale alle lesioni dei tessuti che risulta in un ritorno all'integrità tessutale. Questo fine è raggiunto primariamente attraverso la sintesi della matrice del tessuto connettivo. Il collagene è la principale proteina della matrice extracellulare ed è il componente che contribuisce per la maggior parte alla resistenza della cicatrice. Tutto questo è di particolare importanza dato che pare proprio che l'Aloe vera agisca a livello del collagene. E' vero che essa contiene molti composti necessari per il processo di cicatrizzazione, tra i quali le vitamine C ed E e lo Zinco, ma opera soprattutto aumentando l'attività ed il turnover di collagene nel tessuto cicatriziale (Chithra et al 1998). Ciò accelera il processo di contrazione della ferita e rende il tessuto cicatriziale più resistente agli stress meccanici, indice questo di una migliorata matrice di collagene (Heggers et al 1996). Anche la qualità del collagene viene influenzata dall'Aloe; infatti la somministrazione del gel è risultata in un aumentato contenuto in collagene del tessuto granulomatoso, e anche del suo livello di crosslinking, con un aumento del collagene di tipo III rispetto al collagene tipo I. Questi effetti sono stati osservati sia dopo l'utilizzo topico che dopo la assunzione per via orale (Chithra et al 1998).
    Sembra inoltre che l'attività dell'Aloe vada oltre il semplice rafforzamento della matrice di collagene, e che si esplichi in una azione modulante: un estratto ha infatti mostrato attività angiogenica, stimolando la proliferazione delle cellule endoteliali delle arterie e la loro invasione del collagene, ed al tempo stesso regolando l'espressione di enzimi proteolitici per penetrare il collagene (Lee et al 1998).


    Studi clinici
    In uno studio aperto, l'Aloe gel, bevuto ed applicato a livello topico, é risultato efficace nel trattare ulcere croniche delle gambe (Atherton 1998)

    Un estratto di Aloe allo 0,5% in crema idrofilica é risultato più efficace del placebo nel trattare herpes genitale in 60 uomini, in uno studio randomizzato e controllato, in doppio cieco. I tempi di cicatrizzazionesono risultati più brevi ed il numero di pazienti guariti più alto rispetto al gruppo di controllo con placebo (Syed et al. 1997)

    Pazienti con storia di afta orale sono stati trattati con un idrogel di acemannano, e comparati con pazienti riceventi una medicazione OTC. I pazinti con acemannano hanno mostrato una riduzione significativa dei tempi di cicatrizzazione (Plemons et al. 1994)

  • Thu, 18 May 2006 12:50:10 +0200
  • Immunomodulante

    La frazione ad alta massa molecolare dell'estratto acquoso causa una riduzione dell’attività della cascata del complemento (sia via classica che alternativa) causata da un elevato consumo del complemento stesso. Sembra quindi che l'effetto vulnerario su ferite infette sia dovuto ad una iniziale attivazione del complemento da parte dei polisaccaridi. La frazione a basso peso molecolare, pur non esercitando alcun effetto sul complemento, agisce a livello dei neutrofili inibendo il loro rilascio di radicali liberi dell'ossigeno, probabilmente attraverso una riduzione della disponibilità di Ca intracellulare. Le altre attività dei neutrofili, come fagocitosi ed azione battericida, non sono risultate diminuite (Hart et al 1988; Hart et al 1989; Hart et al 1990). Sempre la frazione oligosaccaridica sembra essere implicata almeno in parte nell'azione immunoprotettiva; l'Aloe infatti inibisce il rilascio di sostanze immunosoppressive dai cheratinociti (come l'interleuchina 10) in risposta all'esposizione del derma a radiazione ultravioletta, prevenendo così la soppressione della ipersensibilità di contatto e di tipo ritardato (Byeon et al 1998). Un altro studio ha ipotizzato che due molecole con peso molecolare inferiore a 1000 Da siano responsabili dell'azione immunoprotettiva a livello dermico (Lee et al 1997).

    Acemannano
    La maggior parte degli studi si è però concentrato sull’attività immunomodulante del complesso polisaccaridico denominato acemannano. Esso aumenta infatti la risposta dei linfociti agli alloantigeni in vitro (Womble, Helderman 1988) e ad esso sarebbero riconducibili i risultati dell'estratto acquoso sulla funzione del complemento, dei leucociti polimorfonucleati (Hart et al 1988) e sui macrofagi (Karaca et al 1995). L'acemannano, in vitro, provoca ridotta infettività della progenie virale di HIV-1, HSV e Newcastle virus; diminuzione della fusione cellule-virus, aumento della sopravvivenza delle cellule infettate, riduzione della carica virale e delle particelle virali libere (cellule CD4, MT-2 e CEM-ss; virus HIV-1) (Bianchi et al 1997).
    Secondo la review di Bianchi e collaboratori (Bianchi et al 1997), negli studi clinici su infezione da HIV l'acemannano è risultato quanto meno ben tollerato e sicuro, con dati contrastanti riguardo le sue interazioni con la terapia da AZT e sulla sua azione sui valori di CD4, CV e sulla sintomatologia.

  • Fri, 25 Mar 2005 09:35:05 +0100
  • Antitumorale

    Esistono anche studi interessanti su una possibile azione antitumorale dell'Aloe, collegata alla sua attività immunomodulante: uno studio su di un estratto delle foglie di Aloe vahombe (Madagascar) (Solar et al 1980) ha riscontrato attività immunostimolante; una frazione isolata dall'estratto (glucomannani 3:1) è stata testata su animali per le sue attività antitumorali su fibrosarcoma e melanoma indotti artificialmente (Ralamboranto et al 1982); date le modalità di utilizzo (endovena, subcutanea, iniezione diretta a livello del tumore) è difficile stabilire la significatività di questo test per un utilizzo umano per via orale. Una glicoproteina estratta da Aloe arborescens (aloctina A) ha mostrato, sempre su modelli animali, una attività antitumorale e non direttamente citotossica (Imanishi et al 1981). Gribel e Pashinskii (Gribel, Pashinskii 1986) hanno invece testato il succus aloe (da specie non specificata) sul topo e sul ratto trovando una riduzione della massa tumorale, dei focolai metastatici e della frequenza metastatica. La frazione polisaccaridica di Aloe barbadensis ha mostrato di poter inibire l'effetto genotossico del benzo[a]pirene a livello di molti organi (fegato, reni, stomaco e polmoni del modello animale), probabilmente inibendo l'assorbimento della molecola (Kim, Lee 1997).

  • Fri, 25 Mar 2005 09:35:23 +0100

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