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Ippocastano

Aesculus hippocastanum L.

Tue, 10 Feb 2009 16:25:46 +0100

Etnobotanica

  • In vari paesi orientali il frutto è usato come foraggio per cavalli e bovini (i maiali sembra non li mangino); per questo uso i frutti sonmo prima messi a macerare in acqua e calce, per liberarli dai composti amari e farmacologicamente attivi, quindi macinati e mescolati al foraggio abituale. Un'altro metodo di detossificazione dei frutti pe ril consumo animale prevede la macerazione per una notte dei frutti parzialmente schiacciati, quindi la bollitura per mezz'ora e il risciacquo. Di seguito le noci vengono essiccate, parzialmente decorticate e quindi macinate.
    La corteccia di ippoocastano è stata usata per trattare le febbri intermittenti, ed i frutti per trattare reumatismi e nevralgie.

    Secondo il medico statunitense Boyler (1989) l’ippocastano è un tonico, astringente, febbrifugo, narcotico ed antispasmodico, specifico in casi di malessere generale nei quali i sintomi prominenti siano dovuti a stasi o congestione dei capillari. Secondo Boyler, tutti gli autori concordano che il rimedio agisce specificamente sulla circolazione portale e riduce la congestione sanguigna epatica.

    Usato tra la fine del 800 e la prima metà del 900 per emorroidi ed irritazione rettale di tipo congestivo, ma anche per quei disturbi di natura riflessa come mal di testa, mal di schiena, dispepsia e casi peculiari di asma. Il medico statunitense indica poi che l’ippocastano è meno specifico ma comunque efficace in casi di nevralgie degli organi interni, cerviciti e endocerviciti. Interessante che il dosaggio dell’estratto di frutto consigliato da Boyle e da tutti gli autori eclettici dell’epoca fosse molto basso, da frazioni di goccia ad un massimo di 10 gocce, dosaggio peraltro tipico dell’approccio delle scuole di pensiero nordamericane dell’epoca (Eclettici, fisiomedici) che risentiva della contiguità anche teorica con gli omeopati (i quali, in contrasto con gli omeopati europei, non disdegnavano di usare dosi si ridotte, ma ponderali). Il dosaggio per l’estratto di corteccia era invece molto più elevato, 20-40 gocce 4-6 volte al dì (Felter e Lloyd 1898).

    Il King's Dispensatory (Felter e Lloyd 1898) dava le seguenti indicazioni:
    - nevralgia viscerale dovuta a congestione;
    - dolori in tutto il corpo con congestione vascolare;
    - malessere generale;
    - dolore e pulsazioni nella zona epatica;
    - sconforto nella regione anale con dolore sordo o bruciante;
    - senso di costrizione con prurito;
    - sintomi e disturbi dipendenti da emorroidi o congestione vascolare rettale

    La specie nordamericana Aesculus glabra veniva usata in maniera simile ma era considerata inferiore e più tossica (in effetti è noto che A. glabra è tossico come foraggio, mentre A. hippocastanum viene usato per ingrassare gli animali).

  • Mon, 07 Feb 2005 08:13:12 +0100

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Marco Valussi
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