InfoErbe

Le piante e la loro influenza sui processi di detossificazione epatica
Article Index
Le piante e la loro influenza sui processi di detossificazione epatica
Page 2
Page 3
Page 4
Page 5
Page 6
Page 7
Le piante e la loro influenza sui processi di detossificazione epatica

Marco Valussi





Le azioni fitoterapiche rilevanti per la funzione epatica sono:
•    Coleretica
•    Colagoga
•    Epatica
•    Epatoprotettiva
•    Troporistorativa epatica
•    Stimolante della detossificazione epatica

Azione coleretica
Implica una stimolazione della produzione di bile da parte degli epatociti e potrebbe essere interpretata come avente un effetto di 'lavaggio' sul fegato, che aiuta la rimozione dei metaboliti di fase II eliminati con la bile.  Rimane da dimostrare se la stimolazione dei meccanismi di produzione di bile in genere stimoli anche la detossificazione epatica. L'esempio migliore di pianta ad azione coleretica è Cynara scolymus.

Azione colagoga
Implica una stimolazione del rilascio di bile dalla cistifellea.  Non è veramente rilevante per la funzione epatica, anche se il termine viene spesso usato in maniera confusa nella letteratura fitoterapica

Azione epatica
Dovrebbe essere l'azione di un rimedio che stimola le funzioni epatiche, ma il termine viene anche usato per denotare un rimedio che promuove il flusso di bile.  E' un termine arcaico e non è sufficientemente specifico per essere rilevante in una discussione moderna su piante e fegato

Azione epatoprotettiva
Implica una protezione del fegato dagli insulti tossici; non agisce necessariamente aumentando il metabolismo dell'agente tossico.  L'esempio migliore di pianta ad azione epatoprotettiva è Silybum marianum

Azione troporistorativa epatica
Tipica di una pianta che assiste nel riparo del danno agli epatociti o all'architettura epatica; le proprietà epatoprotettive e quelle troporistorative possono essere collegate
Questi agenti assistono indirettamente la detossificazione epatica riportando il fegato danneggiato verso una piena funzionalità.  Gli esempi migliori di piante ad attività troporistorativa epatica, sulla base di modelli farmacologici, sono Silybum marianum e Cynara scolymus


Silybum marianum (Asteraceae): cardo mariano.
Sono stati proposti vari meccanismi per spiegare i meccanismi di protezione e rigenerazione epatica del cardo mariano, tutti collegati con la capacità di inibire i fattori responsabili del danno epatico (ad esempio radicali liberi e leucotrieni) e di stimolare la sintesi proteica:

•    Attività antiossidante e scavenging dei radicali liberi, molto più netta della vitamina E.
•    Stabilizzazione delle membrane cellulari (grazie all'azione antiossidante) che riduce l'accesso delle tossine agli epatociti, facilita la stabilizzazione delle membrane delle cellule mast e l'inibizione delle cellule di Kupfer.
•    Azione antinfiammatoria mediante l'inibizione dell'enzima responsabile per la sintesi di  leucotrienti e prostaglandine
•    Aumento del ritmo di sintesi delle proteine cellulari e rigenerazione del tessuto epatico.
•    Risultante aumento della sintesi di vari metaboliti, tra i quali il glutatione, come dimiostrato dalla prevenzione della perdita di glutatione indotta da tossine e dall'aumento dei livelli di glutatione in soggetti sani.
•    Un dato di laboratorio interessante, anche se probabilmente di valore solo euristico, è che il cardo mariano inibisce la proliferazione in vitro di cellule epatiche stellate di ratto (cellule particolarmente importanti nell'evoluzione delle malattie epatiche verso la cirrosi).

Alcuni componenti attivi del complesso della silmarina

Silybum e abilità rigenerativa
A prescindere dall'agente tossico che causa il danno (virus, tossine), il termine biochimico "abilità rigenerativa" significa rigenerazione delle componenti cellulari danneggiate.  In particolare perché questa attività sia significativa vanno rimpiazzate le macromolecole difettose, che sono per la maggior parte proteine. Quindi ogni accelerazione dei processi di trascrizione e/o traduzione sarà favorevole alla suddetta abilità.
Studi in vitro ed in vivo degli ultimi 20 anni hanno mostrato i seguenti effetti sugli epatociti:
•    La silibina aumenta la biosintesi proteica dal 25 al 30%
•    L'aumento è trasversale senza preferenze per proteine specifiche
•    Viene preceduto da un marcato aumento nella sintesi di RNA ribosomiale (rRNA), senza influenza su mRNA o tRNA
Alla base dell'aumento di rRNA vi è la stimolazione di un enzima specifico, la RNA-polimerasi I DNA-dipendente.  E' dimostrato che silibina e silcristina possiedono queste attività ma gli altri flavolignani no. Questa è una attività di tipo steroideo ed infatti la silibina si lega in maniera competitiva a recettori steroidei isolati, imitando quindi un regolatore della cellula stessa, con il risultato di stimolare l'intera sintesi proteica cellulare.
Questa attività del Silybum non è confinata agli epatociti ed è stata confermata anche per le cellule renali, perché allora la pianta embra essere particolarmente attiva a livello epatico?  Questo focus sugli effetti a livello epatico è dovuto a fattori farmacocinetici, in particolare al fatto che i flavolignani entrano nella circolazione enteroepatica e mantengono quindi una concentrazione a lungo termine nel fegato

Licenza Creative Commons
Il database InfoErbe
è pubblicato con
Licenza Creative Commons

Marco Valussi
Luciano Posani

Copyright 2000 - 2005 Miro International Pty Ltd. All rights reserved. Mambo is Free Software released under the GNU/GPL License.